Voglio cantare come Enzo Jannacci

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Canterò, futuro indicativo. Ma indicare cosa? Cosa, non si sa.
Forse il mare in fondo ad un’autostrada. Forse un locale in fondo ad un’autostrada.
Canterò magari una canzone, di quelle che cantava mio padre.
In lingua madre, la lingua delle strade. Quel bianco e nero che non si vede più…

Questo è l’incipit del primo brano di Paolo Jannacci (nomina sunt consequentia rerum, ndr), figlio del genio Enzo. Una bella canzone, presagio di una lunga carriera come cantautore (anche se il testo di questo brano è stato scritto da Michele Serra).
Serve a comprendere la forza che ha questo grande cantante, con una voce più pulita rispetto al maestro. I paragoni odio farli, ma in questo caso è d’obbligo. Paolo, secondo me, riuscirà ad eguagliare il lavoro con un paio di album. Non per gli album in sé, ma per la maturità che acquisirà nel tempo.
Chiudendo un momento gli occhi è possibile ascoltare anche Enzo, come se facesse il coro e accompagnasse il figlio in questo matto mondo.
Esecuzione magistrale, testo superbo e magia che accompagna il videoclip e la canzone. Trasportato nel mondo dei Jannacci. Dannatamente meraviglioso, grazie!

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