QUANTO CI È COSTATA?!

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Ieri pomeriggio alle 14.15 abbiamo assistito al ritorno di una nostra connazionale: Silvia Romano.
Scomparsa dal 21 novembre 2018, è ritornata dopo un anno e mezzo.
L’aereo dei Servizi è atterrato a Ciampino intorno alle 14 e ad attendere la volontaria liberata in Somalia, assieme alla sua famiglia, c’erano il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

COSA È SUCCESSO?
Silvia, volontaria dell’associazione Africa Milele Onlus, una piccola organizzazione con sede a Fano che si occupa di progetti di sostegno all’infanzia, aveva creato nel villaggio una “Ludoteca nella Savana”. Il progetto principale che l’associazione sta portando avanti è la costruzione di una casa orfanotrofio in grado di ospitare 24 bambini orfani.
Il 21 novembre 2018 gli al-Shebaab, estremisti somali, hanno tenuta prigioniera per 18 mesi Silvia Romano. La fazione, rispetto ad altre componenti africane, ha aderito alla linea al-Qa’ida ed è stata tra le prime a far affluire nei suoi ranghi militanti occidentali. Alcuni di loro si sono poi tramutati in attentatori suicidi per dimostrare la loro fedeltà.

COME È STATA LIBERATA?
Luciano Carta, il direttore del Sistema di Informazioni per la Sicurezza Pubblica (AISE), aveva inviato a Nairobi alcuni degli uomini migliori dell’intelligence italiana per gestire l’operazione a stretto contatto con l’intelligence somala e con quella turca (avendo molti contatti sul territorio).
Il suo rilascio è avvenuto in poche ore: un appuntamento in un punto segnato dal Gps, in una notte di pioggia che a fatica permetteva di vedere la strada.

Sembra comunque certo che per la sua liberazione sia stato pagato un riscatto. Ciò che conta, però, è che ora Silvia sta rientrando in Italia, è stata liberata e sta bene.

È GIUSTO AVER PAGATO IL RISCATTO?
Nessun dubbio che sia una buona notizia, ma non per le abilità diplomatiche e di sicurezza nazionale del governo.
Parliamo dello stesso Stato che non riuscì a liberare Aldo Moro perché scelse la linea dura contro i terroristi delle Brigate Rosse. Ora non ha fatto altro che finanziare i terroristi pagando il riscatto.
Il 9 maggio 1978 l’Italia ha dimostrato, seppur con un grande sacrificio, la forza di volontà di non scendere a patti con i terroristi.
Cossiga e Leone si pentirono sino all’ultimo giorno di aver fatto una scelta tanto impopolare quanto difficile nel lasciare morire un connazionale.
Adesso, in questa fase politica crepuscolare, le uniche figure di spicco che abbiamo sono coloro che ai tempi dei veri politici italiani non avrebbero avuto nessun ruolo istituzionale.

Una domanda, anche lecita, sorge spontanea: come mai, al posto di pagare un riscatto, i nostri servizi segreti non hanno agito direttamente facendo saltare la copertura dei terroristi?
Anzi, pongo un’altra questione.
Come mai nell’AISE, organismo che nel corso degli anni si è fatto valere tanto per il suo coraggio e la sua capacità di agire, oggi ha deciso di assecondare le volontà dei terroristi?
Le risposte a queste domande le avremo nei prossimi giorni.

Una verità è certa: abbiamo pagato il riscatto per mero populismo.
Fa ancora più riflettere che il Ministero degli Esteri non avesse avuto nessun tipo di notizia al riguardo. Una situazione che sfiora i limiti dell’assurdo quanto del ridicolo.
Forse perché si avesse paura di una precoce fuga di notizie?
Una situazione così mal gestita mi fa rimpiangere Cossiga…