Cambia tutto per non cambiare niente

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Domenica 20 e lunedì 21 si voterà per il referendum per la diminuzione del numero dei parlamentari. Si passerebbe da 630 onorevoli a 300, da 315 senatori a 200.
Il referendum chiede ai cittadini: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n.240 del 12 ottobre 2019?”
Per coloro che risponderanno Si, approveranno la riforma costituzionale. Per coloro che voteranno No, non approveranno il taglio dei parlamentari.

PERCHÉ VOTARE SÌ?
La riforma costituzionale, con il taglio di 345 parlamentari, un risparmio pari a 100 milioni l’anno per un totale di 500 milioni in una legislatura.
Dl punto di vista numerico, l’Italia infatti con 400 deputati e 200 senatori avrebbe 1 parlamentare ogni 100.000 elettori, a fronte di una media di 1 ogni 190.000 delle democrazie con più di 30 milioni di abitanti. Gli Stati Uniti, per esempio, hanno in totale 535 deputati e senatori, nonostante una popolazione ben maggiore della nostra.
La riforma inoltre andrebbe a diminuire la frammentazione dei gruppi parlamentari, rendendo più snello ed efficiente il Parlamento con gli eletti che saranno maggiormente responsabilizzati e riconoscibili.

PERCHÉ VOTARE NO?
Stando a chi voterà No al referendum, il vero risparmio non sarebbe di 100 milioni l’anno ma di 82 milioni (53 milioni alla Camera e di 29 milioni al Senato), che poi diventerebbero 57 milioni (285 a legislatura) in quanto va considerato lo stipendio netto e non quello lordo.
In più la riforma riduce in misura sproporzionata e irragionevole la rappresentanza di interi territori. Tagliando il numero dei parlamentari si andrà a indebolire il rapporto tra eletti ed elettori, con l’Italia che già adesso è uno dei Paesi con il minor rapporto tra popolazione e numero di eletti.
Infine, se vincerà il Sì, sarà necessario cambiare la Costituzione per quanto riguarda l’elezione del Presidente della Repubblica, riequilibrando il rapporto numerico tra parlamentari e delegati regionali.

COSA SUCCEDEREBBE SE SI ANDASSE A VOTARE DOPO IL REFERENDUM?
Come indica l’immagine sotto, ci sarebbero due scenari differenti.

  • Al voto con il Rosatellum.
    Secondo gli ultimi sondaggi, la maggioranza andrebbe al centrodestra, con un possibile governo di minoranza o di larghe intese con Forza Italia, PD e Movimento 5 Stelle.
  • Al voto con in Brescellum.
    Questa legge elettorale, presentata in commissione nel gennaio di quest’anno, avrebbe come dato distintivo il proporzionale puro, soglia di sbarramento al 5% e i partiti che hanno raggiunto una percentuale degna di nota, avrebbero diritto al posto in tribuna, ovvero potrebbero soltanto parlare ma non votare alle sedute pubbliche. Questo favorirebbe il diritto di esprimere le proprie idee in una istituzione ufficiale.
  • Al voto con il Maggioritarium (ipotesi personale).
    Un altro tipo di legge elettorale potrebbe essere su base maggioritaria, ovvero il primo partito arriverebbe a governare automaticamente con il 51% dei voti. Con un’alta soglia di sbarramento, il veto per le opposizioni (ovvero, le opposizioni, con un determinato numero di rappresentanti, potrebbero imporre un veto ad un disegno di legge che avrebbe delle basi inique) e confermando il diritto di tribuna, darebbe una stabilità non indifferente al primo partito.

Cosa ne pensate del referendum? Sarebbe interessante sapere cosa ne pensate, rispettando le opinioni altrui.

 

Le stime provengono dal sondaggio pubblicato su AGCCOM: http://www.sondaggipoliticoelettorali.it/ListaSondaggi.aspx